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pausa dallo studio

una decina di giorni: è il momento di parlare di Diego. 

Chiaramente, ho sbagliato valutazione: la verità è che mentre uno/due mesetti fa mi dedicavo a soppesare i rischi, in realtà una parte di me non considerava realistica l’ipotesi che qualcuno dopo avermi conosciuto potesse rifiutarmi (a parte tristan, ma sempre in maniera ambigua, temporanea, incomprensibile, combattuta). dunque devo ammettere che la superbia non è un problema perchè mi fa apparire antipatico a qualcuno, ma perchè può portare a scelte sbagliate.

in realtà però era sbagliata la domanda: dato che la cosa si trascinava da un annetto, e che non ce la faccio più a essere dannatamente solo, mi chiedevo se dovessi provarci, quando avrei dovuto chiedermi come e quando.

per un attimo c’ho pensato per la verità, ma mi son subito fermato in nome della spontaneità e del non permettere ulteriormente a mia cugina di considerarmi una cortigiana calcolatrice o una specie di dongiovanni. continuo a sognare, in maniera adolescenziale, come sottolinea angela, di potermi comportare spontaneamente (la prossima volta scriverò) ma in effetti qualche ragione angela ce l’ha. non posso aspettarmi da qualcuno qualcosa che non può darmi, o continuerò a prendere palate sui denti. ora, lei sostiene che, per istinto di sopravvivenza o per la radice egoista dell’affetto, inevitabilmente se ci lasciamo andare finiamo per innamorarci di chi può darci ciò che cerchiamo: non c’è dunque contraddizione tra razionalità e istinto.

più che una soluzione mi sembra che sia un modo per rimuovere già dalle ipotesi il problema. per altro, l’ipotesi è sbagliata: l’istinto si è formato in decine di millenni, mentre la società moderna segue categorie sviluppate non più di 2-3 millenni fa. è troppo presto per immaginare che il nostro istinto sia razionale, ovvero adatto alle condizioni in cui viviamo. inoltre, ho sempre contestato che “l’istinto” (troppo spesso una scusa per non parlare di qualcos’altro) debba necessariamente implicare l’istinto di conservazione dell’individuo e non, ad esempio, della specie. Insomma, “lasciandomi andare” mi sembra di essere sufficientemente attratto da una precisa categoria di ragazzi (magari con le eccezioni tristan e saulo), precisamente quella che non può darmi ciò che desidero (o che, peggio, se me lo dà sarà poi frustrata a 30 anni per non aver fatto ciò che doveva a 20).

rimane la speranza nella botta di culo. del resto se due eccezioni finora ci son state, ce ne possono tranquillamente essere altre, perchè metter freno alla mia depravazione. intanto, confesso, anche il modo in cui con diego non ho utilizzato le basse macchinazioni di cui sono capace è un sintomo dell’alterigia: offeso della lesa maestà del rifiuto, mi sono spontaneamente consegnato alla ghigliottina, convinto che fosse la francia a perdere un buon re. in effetti, come negarlo?  :p

 

- impegnarlo

diario di viaggio

ma quando uno scrive per riflettere, poi deve anche rileggere? sto pistolone mi sembra un pò eccessivo da spararsi due volte..

 

dunque. questo blog ha preso una piega proprio triste, eppure non mi sembra (noi 3) siamo così pesanti, in questi giorni. spero possiamo far emergere anche un pò d’aria cazzeggiona, a futura memoria, intanto aggiungerò un pò di foto o link carini.

 

io in realtà non sono triste per niente. periodo degli occhi a cuoricino, ok è vero. ridicolo, però molto meglio Casanova che Dongiovanni (per la cronaca, il primo si infatuava puntualmente delle sue conquiste, l’altro macchinava freddamente libertinaggi, nel senso degenere e direi quasi volgare del termine. Per chi ha letto Laclos, di sicuro io non diventerò la Mademoiselle Volanges “dopo la cura” del Visconte: la verità l’ha detta oggi Tatone; io ho (solo) bisogno di coccole. e aggiungo io: e faccio un pò guidare tutto il mio comportamento da questa esigenza. 

 

tornando alla tristezza del blog, ho preso una pausa mentre preparavo degli appunti: sono in treno per la puglia, dove parteciperò alla mirabolante festa del deceduto Partito Socialista. Anche per via del trascinamento della crisi Alitalia non ci sarà Angeletti, e mi trovo a discutere di mercato del lavoro con De Michelis. velo pietoso. 

pausa: come ho scritto nel primo post, anche se mi fa piacere avere un dibattito con chi avrà la scorza di leggere, voglio scrivere un pò per me, per costringermi a pensare e poi a ricordare quello che avevo pensato. anche da qui la barbosità del tutto.

 

ieri sono arrivato pericolosamente vicino al sesso, al terzo appuntamento. e comunque ho infranto il tabù della nudità. poi l’ho messa nei termini “meglio l’altroieri”, la giornata trasognata abbracciati in un parco (valutazione su cui abbiamo concordato), ma in effetti sono una puntina preoccupato (aò ho detto casanova, mica santa maria goretti). temo che da ieri potrei avere meno gli occhietti a cuoricino, e non so quanto per un processo mio, e quanto per reazione.

 

spiegazione 1) da un lato mi è già successo con Omar, anche se allora ero da subito meno rintronato. non è un  calo di desiderio da “obiettivo raggiunto”, ma qualcosa che ha a che fare con il mio modo di vivere l’intimità. quando arrivo alla fisicità (che pure non mi dispiace) specie se troppo presto, con qualcuno a cui ancora non mi sono affezionato, mi sento meno indotto a ricercare le coccole. vuoi perchè da quel momento vengono spesso interpretate come solo un “primo passo verso”, vuoi perchè io stesso perdo il piacere dell’ignoto, dell’attesa e della scoperta, coi suoi tempi. 

non so se la cosa è veramente in questi termini, se è condivisibile, e neanche se ha ragione giulia a dire che quindi per evitarlo pongo in essere fredde strategie per ritardare artificialmente il momento della passione. questa è certamente la seconda volta che non lo faccio, e ho un pò timore di sapere come reagirò. (accetto commenti preventivi su quanto sono un bastardo arizzacazzi)

 

certamente c’è anche un problema di timore. razionalmente continuo a pensare che abbiano ragione valentina e angela, e che differenze d’età (quindi di visione e stile di vita, nonchè probabilmente di “ruolo” nel rapporto) non possono durare a lungo. questa prima obiezione è presto superata dalla risposta che neanche le altre relazioni hanno chissà quale garanzia di durata (e soprattutto di felicità). inoltre nel mio pippone sull’amore continuo temporaneamente (in mancanza di risposte soddisfacenti) a ritenere che la passione sia la componente primaria dell’amore, se se le due cose non sono proprio identiche, e che dunque è dalla durata della passione che dipenderà la durata di ogni mio futuro rapporto, fiducioso che ciò non significhi necessariamente poco più di un anno. su questo comunque scriverò domani, perchè è anche il caso di ricominciare coi pipponi teorici veri.

 

spiegazione 2) l’altro timore è più fondato invece. continuo a pensare che una persona di 22 anni abbia per ciò stesso esigenze di “divertimento” e di costruzione della propria personalità. tutto ciò richiede lunghi periodi da single. in più, a prescindere dall’età, chi esce da una relazione lunga e importante ha bisogno di ricostruire e riscoprire la propria individualità, coltivando spazi di libertà e autonomia prima necessariamente trascurati o limitati. insomma il contrario di una nuova relazione importante, che è invece più o meno tutto ciò di cui ho voglia e bisogno ora.

 

sicuramente gli ultimi due anni mi hanno arricchito, non è che pensi che da fidanzato non avrei allo stesso modo potuto vivere tante esperienze belle, nè che non avrei potuto fare molte delle cose che ho effettivamente fatto. però li avrei vissuti diversamente, e forse oggi sono una persona più “equilibrata” (mm…) proprio perchè ho vissuto entrambe le fasi. 

insomma, i nostri bisogni in questo momento sono contrapposti. ho sempre pensato che il materialismo storico è uno dei più grandi errori di Marx, ma insomma non è vero neanche il contrario, le esigenze e la razionalità qualcosa pur contano. non nego quindi che forse se finirò per rinfoderare nella custodia gli occhi a cuoricino potrebbe essere perchè avrò deciso di non rischiare. per ora meglio sarebbe meglio stare affacciati alla finestra a guardare: se sono solo lo strumento di una fase, così non rimarrò chiuso fuori casa. ma in realtà non credo che succederà questo: continuo a pensare che è sempre meglio rischiare di prendere le tranvate che dedicarsi alla grigia preservazione dell’esistente (o almeno credo di pensarlo). almeno proverò, a scendere in strada, se rimando chiuso fuori al massimo scavalco (o chiamo i vigili e aspetto ore, come Gianni&Pinotto hanno già dato prova di saper fare).

 

in realtà vedere cosa farò non servirà granchè a farmi capire chi sono: c’è sempre la prima spiegazione (alla Omar) a poter eventualmente proteggere carlo dalle analisi di carlo.

 

a tutti quelli che non si sono suicidati, buona giornata. torno alla precarietà del lavoro..

 

-  carletto

 

 



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